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Guido Cagnacci Santarcangelo di Romagna, 1600 - Vienna, 1663 E' una delle personalita' piu' affascinanti e misteriose del '600 italiano. La sua poetica ha i suoi poli di attrazione nel realismo di matrice caravaggesca da un lato e nella propensione enfatica e teatrale del classicismo bolognese dall'altro; ma non perde mai di vista la concretezza del dato naturale e l'emozione che ne deriva. L'interesse per Caravaggio, recuperato attraverso i suoi seguaci, avvicinati a Roma allorche' vi si trasferisce col Guercino (1621-22), segna le opere sacre eseguite in giovinezza per le chiese romagnole. Nel 1640 e' di nuovo a Bologna dove ha la rivelazione dell'idealismo reniano, che pure non lo smuove dalle proprie convinzioni naturalistiche. A partire da questi anni abbandona gradualmente la pittura sacra per dedicarsi solo a quella profana, previlegiando soggetti di nudo in cui si esplica una marcata tensione erotica. Mentre i collezionisti bolognesi non tardarono a manifestare ''un certo scrupolo'' nei confronti della sua produzione profana, segnata da un erotismo sempre piu' evidente, e' la piu' permessiva Venezia a mostrarsi ricettiva nei confronti del pittore che, tra il 1649 e il 1658, vi si trasferisce. Nel 1660 passa alla corte di Leopoldo I d'Asburgo a Vienna.
Cristoforo Canozi da Lendinara Notizie dal 1448 - morto nel 1491 Massimo tra i maestri di tarsia in Emilia, e' documentato dal 1449 al 1453 in relazione alla decorazione dello studiolo fatto allestire da Leonello d'Este nel Palazzo di Belfiore a Ferrara, dove collabora con il fratello Lorenzo sotto la direzione di Arduino da Baiso. Per la sua successiva attivita', fu fondamentale l'incontro con Piero delle Francesca, avvenuto proprio a Ferrara nel 1450, come documentano le tarsie del coro, il bancone dei celebranti nella sagrestia (1461-1465) e i Quattro Evangelisti (1477) nel Duomo di Modena. Benche' testimoniata dalle fonti, la sua attivita' di pittore e' certificata soltanto dalla Madonna col Bambino, ora nella Galleria Estense di Modena, firmata e datata 1482. L'anconetta della Popolare e il grande affresco con il Giudizio Universale in Duomo dimostrano la progressiva maturazione stilistica di Cristoforo e ne avvalorano la posizione di prestigio nella diffusione in ambito padano della cultura pierfrancescana. Adorazione del bambino con San Bernardino
Giovanni Francesco Caroto Verona, circa 1480-1555 Dopo essere stato allievo di Liberale nella natia Verona, secondo quanto assicura Vasari, dovette frequentare per tempo il fecondo centro rappresentato dalla Mantova di Isabella d'Este, dove si erano date convegno alcune delle personalita' piu' stimolanti dell'Italia padana, dal vecchio Mantegna, al Costa, al coetaneo Correggio. Della sua iniziale attenzione per il Mantegna fa fede la Madonna del cucito della Galleria Estense di Modena. La sua successiva adesione al classicismo del Costa sara' incrinata da sottili inquietudini che a queste date, prima dell'unificazione di tutte le parlate locali sotto il segno di Raffaello, sono percepibili in gran parte della cultura settentrionale. Nel 1514 si reca a Milano ed entra al servizio di Anton Maria Visconti. Infusione atmosferica alla veneta, languori leonardeschi e cadenze atteggiate secondo un incipiente classicismo presiedono alla singolare e talora aspra commistione espressiva del Caroto, in accordo, per certi versi, con quella del giovane Correggio.
Annibale Carracci Bologna, 1560 - Roma, 1609 Fratello di Agostino e cugino di Ludovico, e' l'artista al quale sono maggiormente legate le glorie dei Carracci e la risonanza che la loro ''riforma'' produsse sulla pittura europea. Il manifestarsi delle sue iniziali propensioni per un ritorno alla natura senza mediazioni intellettualistiche, superando d'un balzo la tradizione manierista bolognese, si rivela nelle opere giovanili (Crocifissione, 1583, Bologna, San Nicolo'; Battesimo di Cristo, 1585, Bologna, San Gregorio). La sua adesione al naturale, viene via via arricchita dal riscontro sul Correggio e sulla grande tradizione veneta. Il fregio con Storie di Giasone in Palazzo Fava (1584), le Storie di Enea in Palazzo Magnani (1590) e gli affreschi in Palazzo Sampieri (1592 circa) rappresentano le occasioni di collaborazione con i due parenti. Nel 1595 si reca a Roma chiamato dal cardinale Odoardo Farnese, nel palazzo del quale affresca il Camerino e la Galleria (1597-1600). La sfogata esibizione di qualita' pittoriche e naturalistiche si misura ora con il grande modello del classicismo raffaellesco e si apre ormai verso la poetica barocca. La successiva attivita' romana inaugura in termini insuperati il moderno genere del paesaggio e della pittura di storia di impronta classicista, sulla strada che conduce a Poussin e al grande classicismo europeo.
Ludovico Carracci Bologna, 1555-1619 Dei protagonisti della ''riforma'' carraccesca, e' quello che mostra di tenere fede piu' a lungo e con strenua coerenza a quelle premesse di domestica e affabile naturalezza che avevano guidato, intorno al 1580, la risoluta presa di posizione dei tre cugini contro l'intellettualismo e l'astrazione del manierismo. Fin dalla partecipazione al fregio di Palazzo Fava (1584) palesa la sua peculiare inclinazione a privilegiare l'aspetto emozionale e patetico dell'episodio raffigurato. Il prosieguo della attivita' si articola fra l'intimismo malinconico dell'Annunciazione e l'agitazione luminosa e protobarocca della Caduta di San Paolo (Pinacoteca Nazionale di Bologna). Negli affreschi di Palazzo Magnani (1590) e nella paletta del Museo Civico di Cento (1591) l'annuvolarsi della sua celebrata macchia mira ad una restituzione turbata e coinvolgente della realta' psicologica dei personaggi. Intensamente drammatiche sono le opere dello scorcio del secolo (Flagellazione e Incoronazione di spine, Bologna, Pinacoteca Nazionale; Martirio di Sant'Orsola, Imola, San Domenico). Ne' il viaggio a Roma (1602), poteva mutare sostanzialmente una fisionomia poetica gia' cosi' determinata, se dalla visione delle antichita' romane e delle novita' licenziate da Annibale egli non trae pretesto che per un ancor piu' acceso e visionario empito patetico.
Giacomo Cavedoni Sassuolo, 1577 - Bologna, 1660 Dopo un apprendistato verosimilmente molto breve nella sua citta' natale, fu mandato nel 1591 a studiare presso i Carracci a Bologna, con il soccorso di una sovvenzione deliberata dalla Comunita' di Sassuolo. Partito Annibale per Roma (1595), le sue preferenze si orientarono ben presto verso l'accalorato e patetico eloquio di Ludovico, nel raggio del quale si situano le sue prime opere. Decisivi per la sua formazione si rivelarono altresi' un soggiorno a Venezia, dove si reco' ''a veder le cose di Tiziano'', e quello, documentato tra il 1609 e il 1610, a Roma, dove fu tra gli aiuti del Reni nella Cappella della Pace nel Palazzo del Quirnale. Le tele in San Paolo a Bologna e la pala di Sant'Alo', datata 1614 (Bologna, Pinacoteca Nazionale), danno pienamente conto di queste sue frequentazioni, cosi' come i numerosi e impetuosi disegni, che passarono talora sotto il nome di Tiziano. Giuditta con la testa di Oloferne
Giovanni Battista Cipriani Firenze, 1727 - Hammersmith, 1785 Allievo a Firenze di Ignazio Hugford, si trasferi' a Roma dove conobbe gli artisti inglesi J. Wilton e W. Chambers, che lo convinsero a recarsi con loro a Londra, dove si stabili' di fatto dal 1755. Attivo soprattutto come pittore di ''storia'' e decoratore nei palazzi e nelle ville di campagna costruiti per la facoltosa borghesia inglese da Robert Adam, raggiunse ben presto una notevole fama, che gli guadagno' un posto speciale nella vita culturale londinese. Fu tra i fondatori della Royal Academy nel 1768.
Michele Coltellini Ferrara, notizie dal 1502 al 1543 Singolare esponente della pittura ferrarese cinquecentesca, si connota per un ostinato rifiuto delle novita' che, a partire dal 1500, si fanno prepotentemente breccia nella cultura locale e per un'ostinata fedelta' ai modelli quattrocenteschi. I suoi inizi sono stati riconosciuti negli affreschi dell'oratorio della Concezione, eseguiti intorno al 1500 da un'equipe della quale fanno parte artisti di diversa inclinazione: dall'anziano Baldassarre d'Este, al Panetti, al Boccaccino, al Garofalo. Nella Morte della Vergine nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, datata 1502, egli appare attratto dai grafismi di superficie degli incisori nordici. Risulta impiegato alla corte di Ercole II d'Este, dal quale, nel 1543, riceve consistenti pagamenti per le maschere di carnevale.
Giuseppe Maria Crespi detto ''Lo Spagnolo'' Bologna, 1665 - 1747 I suoi inizi si svolgono accanto a Canuti, che lo avvia a un'interpretazione moderna e spregiudicata dei modelli carracceschi. Se le Nozze_di_Cana , ora a Chicago, paiono gia' voler rivedere una sontuosa mise en page veronesiana in chiave piu' feriale e domestica, la pala con Sant'Antonio tentato dai demoni (Bologna, San Nicolo' degli Albari) dimostra, alla data 1690, la vitalita' con cui si misura con la tradizione locale, richiamando a suo nume Ludovico Carracci. I soffitti di Palazzo Pepoli Campogrande, sapida parodia dei temi mitologici in auge per la decorazione d'interni, dimostrano la ricchezza della sua cultura, impregnata di accenti graffianti e di insofferenze romantiche, da preludere a Goya. Il rapporto con il principe Ferdinando di Toscana si rivela molto producente. Quadri come la Fiera di Poggio a Cajano (Uffizi) inaugurano un nuovo genere pittorico, in cui la realta' viene colta nei suoi spunti piu' aneddotici e umani. E' la strada che egli tiene affrontando, nel 1712, la serie dei Sette sacramenti, ora a Dresda, occasione di indagare l'umano nel suo fidente rapporto col sacro.
Jacques Courtois, detto il ''Borgognone'' Saint Hippolyte, 1621 - Roma, 1676 Sulle vicende della vita del Borgognone ci informa Filippo Baldinucci nella biografia alquanto romanzata dedicatagli nelle sue Notizie dei professori del disegno (1681). Dopo un primo apprendistato in patria sotto il padre Pierre, egli sarebbe passato quindicenne in Italia ed avrebbe maturato la sua propensione di battaglista arruolandosi al seguito del conterraneo barone di Vatteville incontrato a Milano. La sua educazione pittorica sarebbe poi proseguita a Bologna nella bottega del pittore lorenese Jerome, dove lo avrebbe tuttavia prelevato il Reni sorpreso dalle sue non comuni doti. In realta' doveva rivelarsi decisivo per lui l'incontro a Roma con il Van Laer e il Cerquozzi. Ulteriori viaggi, come quelli nella sua Franca Contea (1655-56), nella bergamasca, e a Firenze, dove e' attivo dal 1651 al 1655 per Mattias de' Medici, fratello del Granduca Ferdinando II contribuirono a consolidare la sua fama e a divulgare i suoi modi. Nel 1657 entro' nel Convento dei Gesuiti di Roma e smise l'attivita' di pittore. |
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