Cesare Gennari

Cento, 1637 - Bologna, 1688

Trasferitosi giovanissimo con la famiglia a Bologna, entro', insieme al fratello Benedetto, nella bottega dello zio, il famosissimo Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino. Se i contemporanei lodavano la sua capacita' di contraffare la maniera del maestro, le sue propensioni sono fin dall'inizio per una pittura elegante, che fa tesoro della lezione 'in chiaro' del tardo Guercino. Dopo dipinti come la pala con Tre santi in San Martino (1663), la Santa Rosa da Lima in San Domenico (1665) e le grandi tele di Villeneuve-les-Avignon (Annunciazione, Adorazione dei magi, Adorazione dei pastori), Cesare si rivela sempre piu' sensibile, nella pennellata ombrosa e filante, all'evolversi del gusto della tradizione reniana di Flaminio Torri e del giovane Canuti. Dopo la partenza di Benedetto per Parigi e poi per Londra, nel 1662, rimase solo a Bologna a dirigere una frequentata Accademia di pittura.

Ritratto di gentil donna con bambino

 

Ercole Graziani

Bologna, 1688-1765

Allievo di Donato Creti, ne prosegue nella sua prima fase l'inclinazione per una pittura stilizzata ed elegante, di stampo nettamente classicista (Ascensione, Cento, Pinacoteca, 1728). Ma ben presto se ne distacca per aderire ai modi della piu' aulica e accademizzante cultura post-marattesca romana (San Pietro consacra vescovo Sant'Apollinare, 1737, e Battesimo di Cristo, entrambi a Bologna in San Pietro; San Mauro guarisce gli storpi, Bologna, San Procolo; Madonna e santi, 1752, Rimini, San Bernardino). Nel 1730 ricopri' la carica di Principe dell'Accademia Clementina. Del prestigio che gli aveva arriso in campo non soltanto bolognese testimoniano le importanti commissioni ottenute anche fuori dalla sua citta'.

Abramo e Isacco