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Girolamo Marchesi detto ''Girolamo da Cotignola'' Cotignola, 1470 -Roma, dopo il 1531 Personalita' rilevante nel panorama bolognese entro il terzo e quarto decennio del '500, connotata dalla progressiva adesione alle novita' raffaellesche. La complessa congiuntura culturale entro la quale egli, come altri artisti della sua generazione, si trovo' ad operare determina il rapido avvicendarsi nella sua produzione di una fase romagnola, parallela agli Zaganelli, e un aggiornamento sulla cultura raffaellesca. Il passaggio a Bologna lo conduce ad approfodire le ragioni del suo classicismo attraverso l'esempio dei raffaelleschi locali, come nello Sposalizio della Vergine del 1522 conservato nella Pinacoteca di Bologna.
Girolamo Marchesi Bologna, 1699-1771 Allievo dapprima del Milani, passo' in seguito nella bottega di Marcantonio Franceschini, la lezione del quale appare evidente nello smaltato purismo delle sue opere piu' antiche (le Quattro stagioni, Bologna, Pinacoteca Nazionale; Salomone incensa gli idoli, Bologna, collezione privata) accanto ad un sentito riecheggiamento dei modi potentemente neo-carracceschi di Aureliano Milani. Il seguito della sua produzione lo vede allinearsi di fatto su esiti di colta retorica classicheggiante in ossequio alle tendenze della piu' aggiornata pittura europea. Egli si cimento' con profitto nella pittura 'da stanza', seguendo il modello del Franceschini. Molti dipinti di destinazione privata sono ricordati dalle fonti e molti ne rimangono, dalle Storie di Achille e Chirone divise ora tra varie collezioni private, alle grandi tele con la Nativita' (gia' Londra, Colnaghi) e la Presentazione al tempio (Cassa di Risparmio di Mirandola). Del successo raggiunto testimonia anche la nomina a Principe dell'Accademia Clementina, ottenuta nel 1752. Carlo e Ubaldo scorgono Rinaldo tra le braccia di Armida Partenza di Rinaldo dall'isola di Armida
Lucio Massari Bologna, 1569 - 1633 Alla morte del Passerotti, suo primo maestro (1592), entro' nell'Accademia degli Incamminati, fondata dai Carracci. Tra il 1604 e il 1605 partecipa alla decorazione del chiostro di San Michele in Bosco, diretta da Ludovico, entro la quale si distingue per il rigore severo e quasi neo-quattrocentesco della composizione. Circa negli stessi anni sperimenta una fortunata collaborazione con Leonello Spada e Francesco Brizio nei fregi con Storie Romane in Palazzo Bonfioli e negli affreschi dell'Oratorio della Trinita' a Pieve di Cento. Intorno al 1610 si risolve ad un viaggio a Roma, che non muta pero' le convinzioni ormai raggiunte, e poco dopo lavora alla decorazione della Cappella delle Reliquie nella Certosa del Galluzzo, presso Firenze. Il Ritorno del figliol prodigo (1614, Bologna, Pinacoteca Nazionale), il Noli me tangere dei Celestini, la paletta con Madonna e Santi in San Benedetto a Bologna, i dipinti per la cappella Ariosti in San Paolo (1625), fino al San Gaetano in San Bartolomeo (1630), indicano gli sviluppi della sua poetica, fedele a partiture compositive arcaiche, ma aperta a inedite sperimentazioni naturalistiche.
Alessandro Mazzola Parma, 1547-1612 Figlio di Girolamo Mazzola Bedoli, e dunque parente alla lontana del Parmigianino, costituisce una delle ultime voci della grande tradizione parmense di cui, analogamente ad un altro figlio d'arte, il quasi sconosciuto Pomponio Allegri, sembra volersi porre come depositario autorizzato. Fra il 1571 e 1572 decora le navate laterali del Duomo di Parma, esibendo un repertorio di putti e di ghirlande indifferentemente correggesco e parmigianinesco. Il rilancio da lui effettuato del naturalismo dell'Allegri non e' senza significato all'interno del piu' vasto movimento di interesse per quel grande caposcuola che si registra alla fine del secolo in area emiliana.
Marco Meloni Carpi, documentato dal 1498 al 1541 Personalita' ancora in gran parte problematica, la sua fisionomia e' legata a due soli dipinti che non possono fornire un'idea del suo sviluppo stilistico. Egli e' documentato gia' nel 1498 nella natia Carpi, fino al 1511, quando viene diseredato dal padre. Nel 1504 gli viene affidata la pala con Madonna e Santi per la chiesa di San Bernardino, ora nella Galleria Estense a Modena. Da un documento del 1509, in cui egli denuncia un furto di maschere, si apprende che alternava la pittura al ben remunerato mestiere di «mascharero', ovvero di apparatore di decorazioni effimere per feste e celebrazioni. Madonna col Bambino tra i Santi Giovanni
Aureliano Milani Bologna, 1675 - Roma, 1749 Particolarmente importante per la sua formazione fu la frequentazione dello studio di Lorenzo Pasinelli. Ma sono poi le propensioni verso un esibito e possente neo-carraccismo, che potevano derivargli dal precedente bolognese di Domenico Maria Viani, a segnare i successivi sviluppi della sua produzione, come si evince dalle Storie di Sansone qui esaminate. Nel 1719 si trasferisce a Roma, dove, in accordo con la pittura gia' analogamente indirizzata del Benefial e di Pier Leone Ghezzi, licenzia capolavori come il Martirio dei Cilitani in San Giovanni e Paolo (1722) e la Decollazione del Battista in San Bartolomeo dei Bergamaschi (1732). L'impresa piu' rilevante e' pero' la decorazione della Galleria di Palazzo Doria Pamphilj, condotta nello stesso 1732, all'insegna di un'intemperante e divertita parafrasi dei grandi modelli carracceschi, e soprattutto della Galleria Farnese di Annibale. Sansone trafuga le porte di Gaza Dalila priva Sansone della sua forza
Francesco Monti Bologna, 1685 - Brescia, 1768 Ebbe una prima educazione a Modena presso Sigismondo Caula, del quale dovettero essergli congeniali le propensioni per un vivace barocchetto di stampo veneteggiante. Passo' poi a Bologna nella bottega di Giovan Gioseffo Dal Sole. La doppia matrice della sua cultura si rivela nell'aulica composizione della Pentecoste in San Prospero a Reggio Emilia (1713), ravvivata da una pennellata inquieta e filante. Su questa via egli sviluppa un gusto elegante e felicemente decorativo, di stampo neo-manierista, come testimoniano i dipinti con Tombe allegoriche , che egli esegu“ a partire dal 1726 insieme ad alcuni tra i piu' importanti pittori del tempo per il Duca di Richmond. Nel 1732 gli viene affidata la grande pala raffigurante l'Uccisione di San Pietro Martire, tuttora in San Domenico a Modena, nella quale si mostra in grado di risolvere con grande vigore formale la complessita' della poderosa composizione. Nel 1736 si stabilisce a Brescia, da dove condurra' una fervida attivita' per le chiese lombarde. Giuseppe in carcere spiega i sogni
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